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GeoGravel Tuscany 2023 - Arcipelago Pomarance

Words by Fabio | Photography by Miriam | Styling by Beatrice

25 Settembre 2023

Pomarance non è un paese, è un arcipelago.

Come per i navigatori del ‘500 per arrivarci occorre pazienza e non soffrire il mal d’auto (o di mare), ma poi, appena approdati, si scopre un nuovo mondo. Misterioso e affascinante, come tutti i mondi nuovi.

Sarà per questo che Paolo (Bettini, due volte Campione del Mondo, Campione olimpico, eccetera) ha scelto Pomarance come base per la GeoGravel Tuscany.

Dopo essere approdati riallacciamo subito i contatti con i nativi, Cesare del Ganesh che si occuperà della parte enogastronomica della spedizione, e Stefano del Velo Etruria Pomarance, profondo conoscitore del territorio, in capo agli aspetti logistici.

Tra giovedì e venerdì organizziamo il campo base. Si è stabilito sarà al Piazzone, un grande spazio erboso a ridosso del centro. Coordiniamo gli arrivi degli stand, prepariamo le GeoBag per tutti gli iscritti, gestiamo la logistica degli alberghi locali.

E fu sera e fu mattina, terzo giorno. Il sabato l’evento prende ufficialmente il via. La mattina partiamo in bici per un giretto di ricognizione nei dintorni, in una cinquantina lasciamo il Piazzone alla volta di Larderello, un altro degli isolotti che compongono l’arcipelago Pomarance.

Una guida ci racconta la storia di quei luoghi sulfurei, dove a tratti il centro della terra affiora in superficie in forma di geyser, fumarole, e scopriamo come già altri stranieri, prima di noi, abbiano lasciato il segno da queste parti, come l’industriale François Jacques Larderel, da cui il paese prende il nome.

Scopriamo che Larderel fu il primo, quasi duecento anni fa, a sfruttare le particolarissime caratteristiche del terreno per estrarre prima minerali e poi, direttamente, energia, dando il via ad un processo che ha portato Larderello ad essere ora la capitale della geotermia non solo italiana ma mondiale.

Ora dovunque si posi l’occhio in mezzo a questa valle boscosa spuntano torri di raffreddamento, centrali, ma soprattutto tubi, di ogni forma, di ogni lunghezza, serpentoni cromati spuntano direttamente dal terreno in mezzo a un prato e poi spariscono, per riapparire magari due chilometri più in là.

È il cuore caldo della Toscana, ma sembra allo stesso tempo una gigantesca installazione di arte ambientale e lo scenario di un romanzo steampunk.

 

Rientriamo al campo base, giusto in tempo per salutare i temerari che stanno per partire per il percorso Ultra, 250 km e 5000 metri di dislivello da percorrere in 24 ore, notte compresa.  Sono i nostri argonauti, i più coraggiosi tra noi, la punta di diamante della nostra spedizione, che il dio della geotermia gliela mandi buona, pensiamo mentre li vediamo allontanarsi. Sabato sera il Piazzone si anima in una grande festa dove stranieri e locali – aiutati dalla giusta quantità di birra Dolomiti accompagnata dalla musica orchestrata dal maestro DJ Federico Scavo – rinnovano la loro amicizia.

La mattina dopo è il grande giorno, il clou della nostra impresa, centocinquanta cavalieri a pedali partono su tre diversi percorsi alla scoperta delle Strade Grigie.

Lasciamo di nuovo il campo base, stavolta in direzione di Libbiano che dopo poco ci appare lassù in alto, al termine di sette chilometri di salita.

Arrivati in cima ammiriamo il panorama e l’arcipelago Pomarance ci appare in tutto il suo misterioso splendore: un mare di colline boscose ovunque, e in mezzo a questo mare spuntano in alto degli atolli di case, Micciano, Querceto, Canneto, Serrazzano. Ripartiamo ed entriamo nel primo settore di sterrato, una decina di chilometri in mezzo al bosco, strappetti e saliscendi, poi un lungo tratto pianeggiante. Potremmo essere a Yellowstone da quanto siamo fuori dal mondo, se non fosse che qui le rocce che formano la ghiaia sulla quale scorrono le nostre ruote non sono gialle ma grigie, quasi vulcaniche.

Ad un bivio ci dividiamo, alcuni continueranno per il percorso corto, altri per il medio.

Opto per il medio. Due modi ci sono per affrontare queste esperienze, pedalare in gruppo o da soli. È sempre bello scoprire luoghi nuovi in compagnia, scambiarsi battute e opinioni, condividere la fatica e il divertimento. Ma è anche bello, a volte, immergersi in un mondo sconosciuto da soli, cercare il proprio ritmo, ascoltare solo il proprio cuore e i rumori che questo mondo nuovo offre.

Così galoppo fino al primo check point di Querceto, altro atollo cristallino, timbro il passaporto e riparto. Mi aspetta un lungo tratto pianeggiante dove prendo fiato prima dello strappo sterrato che mi porta a Canneto e poi a Serrazzano, secondo e ultimo check point del percorso medio.

Lì, incontro altri esploratori e assieme ci avviciniamo a Larderello con le sue installazioni di arte ambientale, il suo odore sulfureo, di nuovo l’impressione di pedalare dentro un romanzo steampunk.

Superato il paese fondato da François Jacques de Larderel ci appare Pomarance, abbarbicata in cima al suo colle, il centro di questo strano arcipelago di boschi e borghi, il campo base delle nostra avventura in questo mondo misterioso e affascinante.

 

Manca poco ormai, e quasi inconsciamente rallentiamo il passo.

Tra poco arriveremo al Piazzone dove ci aspetteranno gli altri, Cesare con il pasta party, i temerari dell’Ultra che comunque arriveranno prima di noi, Stefano a chiederci se abbiamo trovato tutti i checkpoint, Paolo (Bettini, due volte Campione del Mondo e Campione Olimpico) a domandarci come ci sono sembrate le sue Strade Grigie.

Ma questo non ancora, questo tra poco. Ora pensiamo solo a goderci le ultime pedalate di questo straordinario viaggio nell’arcipelago Pomarance.